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La paura del tuffo e il trionfo del brutto anatroccolo: premiazione del nostro video saggio

di Danielle Hipkins

Un’adolescente si trova sull’orlo di una ruvida parete di roccia dorata, fissando tremante le profondità blu-verdi sotto di lei. [1] Si trova in Sardegna, e il giovane nell’acqua sottostante la incita a saltare giù e unirsi a lui. Dopo un momento di ulteriore esitazione, sbottona goffamente il vestito estivo di cotone e la biancheria intima, e salta giù. Tratteniamo il respiro mentre lei scivola oltre la scogliera, si tuffa sott’acqua e poi torna ridendo sana e salva in superficie. Questa sequenza si svolge verso la fine del film per adolescenti di Francesco Fei Mi chiedo quando ti mancherò (Wonder When You’ll Miss Me, 2019), e descrive un momento di svolta per la liberazione della sua eroina da un passato di body shaming, bullismo, aggressione sessuale e una mancanza di fiducia in se stessi che emergono come temi chiave nel film.

Una volta ho fatto anch’io un salto da un’altezza simile, poco più che ventenne, sebbene fosse al largo della costa gallese in una grigia giornata primaverile, ma nessun uomo sexy era in mia attesa nell’acqua sottostante inducendomi a togliermi i vestiti. Tuttavia, ero l’unica ragazza in un’ escursione tutta al maschile per la quale sono stata convinta dal mio compagno di allora che pensava mi sarei divertita nonostante avessero deciso di fare questi salti dalle scogliere ed io avevo il terrore dei tuffi. Il motivo per cui alla fine mi sono tuffata nel mare oscuro e agitato non era per stare al passo con i ragazzi, ma perché l’unica istruttrice del viaggio mi disse che dovevo farlo “per le ragazze”. Purtroppo quando toccai l’acqua mi fecero soltanto molto male le orecchie e non ci fu nessuna epifania come accade alla protagonista del film, quindi tornando con il pensiero a quella gita di certo non lo rifarei, ma tuttavia sono contenta di aver fatto l’esperienza di essermi tuffata da una scogliera almeno una volta nella vita.

In Mi chiedo ti mancherò, Amanda (Beatrice Grannò) salta, ma non sta nemmeno con il ragazzo. Senza scivolare nel cliché, il film di Fei, tratto dal libro di Amanda Davis, racconta in modo fresco e sottile le possibilità di scoperta di sé racchiuse nelle dolorose prove dell’adolescenza. I realizzatori hanno dovuto mantenere sincronizzati il circo itinerante con la vita reale al centro del film. Fei e il suo team hanno anche lavorato duramente per girare nella variegata e suggestiva campagna della Sardegna, dai paesaggi di sabbia luminosi ai remoti hotel abbandonati e questi loro sforzi sono stati ripagati creando un’eterotopia vibrante e allettante, a volte ostile, per il rito di passaggio dell’eroina verso l’età adulta lontano dall’oppressione del conformismo scolastico.

Il film è stato presentato e proiettato dal regista e dalla sua sceneggiatrice, Chiara Barzini, in un evento a maggio 2022 presso Sapienza Università di Roma, per celebrare i successi di oltre 70 studentesse italiane delle nostre scuole partner. Le studentesse avevano partecipato a un concorso di video saggi per condividere le loro opinioni sui recenti film e televisione italiani sull’adolescenza e il film di Fei era un complemento appropriato alle opinioni delle ragazze sul cinema e televisione visto che nei loro video saggi, hanno privilegiato temi chiave molto simili. Avevano scelto film che esploravano la vergogna insita nell’abitare il corpo femminile dell’adolescente e mostravano come le ragazze vengono messe alle strette da strutture sociali di sottomissione sessuale o di genere. Tuttavia, hanno anche selezionato film che mostrano la festosa resilienza delle ragazze adolescenti mentre barcollano sull’orlo del precipizio dell’aspettativa sociale. Il brief prevedeva che piccoli gruppi di ragazze utilizzassero clip o immagini, insieme a voci fuori campo, canzoni e testi per trasmettere la loro risposta personale a una particolare protagonista femminile. Le partecipanti hanno prodotto i loro video saggi ora pubblicati sul nostro sitoweb scegliendo il film o la serie TV sulle più recenti rappresentazioni italiane dell’adolescenza da un elenco sempre pubblicato sul nostro sitoweb.

“A Girls’Eye View Video Challenge” 10 Maggio 2022- Sapienza Università di Rome

Il film più scelto è risultato Sul più bello (Out of My League, Filippi, 2020), ibrido tra la commedia romantica e il film su ‘la ragazza malata terminale’, il cui successo Netflix è stato confermato dall’uscita di due film successivi ( Ancora più bello/Still Out of my League, 2021; Sempre più bello/Forever Our of my League, 2021). Un terzo dei partecipanti ha scelto questo film, sottolineando la popolarità dell’eroina del film Marta (Ludovica Francesconi). La determinazione e la forza di Marta nell’affrontare la fibrosi cistica e nel trovare l’uomo dei suoi sogni sono celebrate in modo più creativo dai nostri primi vincitori dell’ISS Marisa Bellisario (qui). Il loro video-saggio illustra l’attrattiva di Marta attraverso le età e i generi, comprese le interviste con donne di 40 e 73 anni e un coetaneo maschio. È importante che i giovani sappiano che anche gli adulti vivono ancora delle insicurezze, come spiega uno degli intervistati in questo video saggio. Il video-saggio fa eco a ciò che la regista Antoneta Alamat Kusijanović dice del suo recente acclamato film croato Murina (2021)[2] su una sub di 17 anni e pescatrice di anguille: “È molto importante che il pubblico, non importa chi sia, non importa la sua età o sesso, si connetta alla resilienza che avevano da giovani adulti. Voglio che lascino il cinema e dicano: “Sono stato/a tutti questi personaggi nella mia vita, ma ricordo la forza e la capacità di recupero che avevo e amo la vita”. Questo talentuoso team che si è creato con la challenge intorno ai video saggi sottolinea quanto sia importante per le giovani donne avere sia prodotti rivolti a loro sia sentire come l’esperienza di una ragazza – l’essere umana – non avvenga in  completo isolamento. Così spesso, come ha scritto Catherine O’Rawe, uno dei nostri giudici del concorso, “il fandom cinematografico femminile viene emarginato e respinto”.[3] Uno degli obiettivi di questo concorso è stato quello di portare il pubblico femminile nel discorso mainstream, mentre un altro modo per raggiungere questo obiettivo potrebbe essere anche attraverso visioni e discussioni più condivise, intergenere e intergenerazionale.

La popolarità del film sulla “ragazza malata terminale” risuona con la lettura di Jia Tolentino di Katniss Everdene in The Hunger Games, il cui coraggio, sostiene, “viene dalla sua certezza che il suo futuro è un incubo”.[4] Quale senso di (nessun) futuro perseguita la recente popolarità di film come Sul più bello, o Sulla stessa onda (Caught by a Wave, Camaiti, Netflix, 2021), un altro film sulle “ragazze malate terminali” scelto dai nostri student*? Quali paure per la catastrofe economica, politica o climatica globale sottendono l’ossessione di questi film per la morte prematura? Un terrore che il futuro non arriverà mai, quindi goditi la vita ora? Dov’è questo terrore più sentito che nell’adolescenza, quando sembra che l’età adulta e i suoi piaceri siano sempre fuori portata?

Sul più bello inizia con Marta che ci dice che non è sbocciata in un cigno, ma è rimasta un brutto anatroccolo, parlando di temporalità sconvolte e corpi ribelli. Questa citazione compare prepotentemente alla fine di un altro video dell’IIS Marisa Bellisario, vincitore del 4° premio e la sua inclusione in ulteriori video-saggi suggerisce come raramente vediamo una protagonista femminile nel cinema e nella televisione italiana che esula dai canoni di bellezza tradizionali.

Altri video saggi che condividono il primo e il quarto premio congiunti si sono rivolti al corpo femminile dell’adolescente che non è conforme alle aspettative sulla forma del corpo. Per vincere il primo premio, gli student* del Liceo Scientifico Oberdan hanno prodotto una voce fuori campo lirica per accompagnare le immagini del film Dolcissime (The Sweeties, Ghiaccio, 2019), un’altra commedia, che parla di come tre ragazze più grandi usano l’amicizia e il nuoto sincronizzato per superare il loro ostracismo. Sottolineando la resistenza del film alla “cultura della bellezza”, i videomaker adolescenti osservano come la difficoltà di affrontare ciò che abbiamo dentro ci renda una società ossessionata dal sé esterno.

Le ragazze dell’ ITET T. di Lampedusa (Sant’Agata di Militello) a lavoro creando il loro video saggio per la challenge

Il tema dell’obesità in Dolcissime ci riporta a Mi chiedo quando ti mancherò. Una delle presunzioni più enigmatiche di questo film è un secondo sé (Claudia Marsicano) che accompagna Amanda nei suoi viaggi, un sé precedente e più grasso, un’adolescente “donna indisciplinata”, trasgressiva, sgargiante, che incita alla rabbia e alla violenza, che Amanda, potenziata dal suo tuffo, lascerà sulle cime delle scogliere della Sardegna.

Le immagini selezionate dai videosaggiatori del Liceo Oberdan illustrano magnificamente come l’esperienza di stare in acqua fornisca una risposta senza peso al peso della ragazza allo specchio, portando il corpo nella sua imperfezione piuttosto che lasciarlo indietro. In questi film, superare la paura di immergersi e annegare aiuta le ragazze a superare la paura della morte sociale attraverso l’esclusione. Insieme, sono in grado di trovare forza nell’acqua e riemergere più sicuri. Anche i videosaggisti che hanno condiviso il 4° premio della ISS Margherita di Savoia di Roma si sono concentrati su Dolcissime, sottolineando, come quelli del Liceo Oberdan, come questa esclusione sociale operi in modo più invasivo attraverso i social media e i suoi dettami sulla forma femminile. Nel loro racconto l’acqua, e l’atto di “una continua apnea per sfuggire la vita”, suggeriscono la tentazione di sfuggire definitivamente a questo incubo.

In linea con le osservazioni in questi video saggi, Fiona Handyside ed io avevamo infatti già sostenuto che il cinema europeo dipinge ripetutamente le ragazze nell’acqua come resilienti, “purificate e sostenute dall’acqua, [essi] promettono un mondo in cui la femminilità giovanile sopravvive alla minaccia dello sfruttamento e dell’instabilità economica”.[5] In questa prospettiva, potremmo quindi apparire cinici sui continui incitamenti alle ragazze a essere forti, la ragazza che rappresenta il modo in cui i governi neoliberisti concepiscono i loro cittadini-soggetti, costretti ad attingere alle proprie risorse per sopravvivere,[6] ma ascoltando e guardando ciò che le ragazze adolescenti traggono letteralmente dalle paure di immergersi e morire che questi film tragicomici affrontano, possiamo capire di più su come i media intervengono nelle esperienze di vergogna del corpo, bullismo, aggressione sessuale, mancanza di sé stessi, fiducia e ansia per il futuro che affliggono l’esperienza femminile nell’adolescenza e oltre.

In conclusione, questo post ha esplorato solo un piccolo numero di video saggi presentati al nostro concorso e in un post successivo esploreremo come altri saggi affrontano le divisioni regionali e sociali della fanciullezza italiana. Il video-saggio realizzato dagli adolescenti si rivela una risorsa significativa per comprendere come questa tipologia di pubblico elabora film e televisione come parte della loro visione più ampia del mondo e tenendo in considerazione tutto ciò che ho detto fin qui, organizzeremo il concorso anche l’anno prossimo, espandendo la sua portata a nuove scuole in modo da poter esplorare ulteriormente ciò che piace e non piace del cinema e della televisione italiana alle ragazze, in particolare in relazione al genere. A nostra volta, attraverso la partecipazione ai principali festival cinematografici, inizieremo a condividere le nostre scoperte con le parti interessate dell’industria cinematografica e televisiva, favorendo il dibattito su come le storie delle ragazze potrebbero essere raccontate in modo diverso e quali storie attendono di essere raccontate.

Grazie:

Grazie a tutti i nostri meravigliosi student*, ai loro insegnanti e scuole di supporto! Parleremo dei vincitori del 2° e 3° premio, e di alcuni altri video saggi inseriti nei post successivi. Un ringraziamento particolare alla nostra giuria dedicata: Fabrizia Midulla, Emiliano Morreale, Federica Nicchiarelli, Varinia Nozzoli, Catherine O’Rawe e Chiara Salvo, e agli student* dell’Istituto E. Falck per la registrazione e la fotografia dell’evento.


[1] Grazie a Maria Elena Alampi e Dominic Barth per i commenti sulle prime bozze di questo post.

[2] ‘Murina’ Trailer: Martin Scorsese Exec Produces Camera d’Or Winner | IndieWire

[3] Catherine O’Rawe, Stardom and Masculinities in Contemporary Italian Cinema (Palgrave, 2014)

[4] Jia Tolentino, ‘Pure Heroines’ in Trick Mirror: Reflections on Self-Delusion (4th Estate, 2019), p. 110.

[5] Danielle Hipkins and Fiona Handyside, ‘The Ebbs and Flows of Girlhood Experience across European cinema’ in The Routledge Companion to European Cinema ed. by Gábor Gergely and Susan Hayward, (Oxford: Routledge, 2022) 

[6] Self made girls – il lavoro culturale

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