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Mi Chiedo Quando Ti Mancherò

Film Review di Francesca Di Fonte

ITET Tomasi di Lampedusa, Sant’Agata Militello (ME)

Il film Mi chiedo quando ti mancherò (Francesco Fei, 2019) e tratto dal romanzo di Amanda Davis Wonder When You’ll Miss Me, narra di una giovane ragazza, Amanda, che per affrontare la cosiddetta difficile e tosta adolescenza si crea una sorta di amica immaginaria per protezione, in modo da aiutarla a prendere le “giuste” decisioni ma ben presto questa amica si impadronirà della sua vita rendendola addirittura una comparsa e facendola sentire abbastanza insicura.

Amanda, però, grazie alle esperienze vissute riesce a distruggere la sua corazza, e insicurezza, e ad affrontare la vita con determinazione e coraggio riuscendo a prendere le decisioni di sua volontà e non seguire quelle imposte dalla sua amica immaginaria. Questo film mi è piaciuto molto poiché rispecchia la realtà della società odierna. Ho interpretato la figura dell’amica immaginaria come una figura paranoica, piena di complessi; essa rappresenta la parte tossica di noi stessi, oserei dire. Penso che tutti noi durante l’adolescenza, o anche crescendo, abbiamo avuto questa voce nella testa che cercava, o cerca ancora adesso, in qualche modo di non farci sentire mai all’altezza della situazione e di privarci della nostra autostima mandandoci in crisi anche per futili pensieri, come ad esempio “Se vai al mare tutti giudicheranno il tuo aspetto” oppure “Perché impegnarti? Loro sono meglio di te”. Pensieri che ci fanno sentire comparse nella nostra stessa vita e non, invece, per quello che siamo ovvero protagoniste poiché vediamo le vite degli altri come perfette. Ma ciò non è assolutamente vero; non esistono le vite da sogno. Ognuno di noi soffre o è insicuro di qualcosa. Una frase che mi ha molto colpito nel film è stata “un purosangue non fa mai a gara con un pony”. Non so se il regista volesse che si notasse o meno, ma mi ha fatto riflettere. Credo volesse paragonare i purosangue alle ragazze popolari e i pony alle ragazze più insicure e introverse; quindi, credo, volesse sottolineare il fatto che le ragazze belle partono già avvantaggiate e non c’è bisogno che i cosiddetti “pony” si sforzino per batterle perché vinceranno sempre i purosangue, in ogni gara che la vita ci mette davanti. Avrei preferito che Amanda si fosse accettata per com’era e non che cambiasse per piacere a un bel ragazzo, ma ho apprezzato il modo in cui ha preso coscienza di sé, di essere una donna intraprendente e soprattutto indipendente. Non mi aspettavo questo finale; ne sono rimasta davvero colpita. Se dovessi dare una recensione da 1 a 5 stelle, darei 4 stelle e mezzo perché personalmente avrei promosso la body positivity ma dato il finale ho capito perché è stata presa questa decisione: nonostante noi cambiamo il nostro corpo, la nostra mente rimane sempre quella! Il nostro modo di pensare è difficile da cambiare. Anzi, possiamo affermare tranquillamente che dalla conclusione del film ci si rende conto come alle persone importi principalmente solo della nostra parte esteriore ma ciò non significa che non troveremo quella persona che ci apprezzerà al 100%.

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